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Un’aggressione ogni tre giorni ai danni degli operatori sanitari dell’Umbria. E’ il bilancio delle segnalazioni degli atti di violenza registrati nel 2019 dalle aziende sanitarie della Regione che hanno comunicato 130 episodi critici in forte crescita sugli anni precedenti. Cinque anni fa, infatti, se ne erano contate soltanto quattro, salite a 13 nel 2016, diventate 20 nel 2017 e 1 nel 2018 anche se, «rispetto all’interpretazione dei dati, è importante tenere conto del fenomeno di sottosegnalazione con una conseguente difficoltà nella quantificazione reale del fenomeno», ha detto sabato mattina l’assessore alla sanità Luca Coletto. Tutte le segnalazioni sono arrivate da presidi sanitari pubblici, mentre dalle strutture private accreditate non sono arrivate denunce.

Medium – Satiri Auto – 21 agosto 2020 Medium – Satiri Auto – 21 agosto 2020

Coletto: «Segnalate sempre» In questo quadro si inserisce il disegno di legge sulla sicurezza per gli operatori sanitari e l’adozione delle Linee di indirizzo per prevenire gli atti di violenza, alle quali devono far seguito i programmi di riduzione del rischio delle quattro aziende sanitaria dell’Umbria, le due Usl e le due aziende ospedaliere di Perugia e Terni. Dei 130 episodi critici contati lo scorso anno, però, «la maggior parte sono rappresentati da eventi con esito non severo» precisa l’assessore, aggiungendo che «in genere le aggressioni più comuni sono perpetrate attraverso l’uso di un linguaggio offensivo, anche se spesso vi è una progressione nel comportamento violento che, partendo dall’uso di espressioni verbali aggressive, può arrivare fino a gesti estremi». Al di là dell’entità degli episodi critici da parte di utenti e familiari che accedono ai servizi, Coletto dice che «ogni episodio di aggressione a danno del personale sanitario deve essere tempestivamente segnalato, in quanto rappresenta un’indicazione chiara della presenza nell’ambiente di lavoro di fattori di rischio e vulnerabilità che richiedono l’adozione di opportune misure di prevenzione e protezione dei lavoratori».

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