Se un turista non dovesse salire su aereo e nave e fosse proiettato direttamente a Laconi, microregione del Sarcidano, forse penserebbe di  essere al Killarney National Park, a 260 chilometri da Dublino. Soprattutto se si ritrovasse davanti alla cascata principale del parco degli Aymerich.

Una delle tante: la colonna sonora di una passeggiata in mezzo alla fitta vegetazione non è di Brian Eno ma è proprio il suono dell’acqua che scende dall’alto. Inevitabile trovare laghetti e fonti. Quello che uno non si aspetta è invece di ritrovarsi all’improvviso davanti ai resti di un castello medioevale. Con tanto di finestre per abbracciare con lo sguardo tutta la vallata.

A Ulassai, la patria di Maria Lai, ci sono invece cascate che nessuno immaginerebbe di trovare in Sardegna, larghe e alte: un fronte di settanta metri per un salto di cento. Uno spettacolo stile Niagara, ma con un fascino tutto sardo. Boschi, foreste, verde. E animali.

Se vai più a sud, vicino a Cagliari, nella riserva di monte Arcosu, non incontri Yoghi e Bubu come a Yellowstone, ma il cervo sardo, diventato ormai un immagine simbolo della fauna sarda. Magari non da vicino perché non è che si fidi molto: i suoi antenati hanno visto troppi uomini con il fucile. Ora è un’altra storia. Corre in mezzo ai boschi perché nessuno può disturbarlo. Anche grazie all’intervento del Wwf, trentacinque anni fa, che acquistó una parte del parco di Gutturu Mannu per creare la più vasta oasi protetta in Italia. Più facile avvicinare i daini, anche quella una bellissima esperienza.

E, se si parla di Gutturu mannu, non si può fare a meno di parlare della sua traduzione italiana, grande gola. E grande gola, nei film western, significa canyon. Lungo il torrente tra due pareti rocciose, talmente alte che dal basso si vede solo una striscia di cielo, è facile immedesimarsi nei due eroi del fumetto di una volta, Tex Willer e Kit Carson, che, in sella ai loro cavalli, attraversavano il canyon Dorado o il canyon Diablo. Con un occhio al sentiero e uno in alto per scorgere qualche eventuale nemico pronto all’agguato.

Ma il re dei canyon in Sardegna, con tutto il rispetto per Gutturu Mannu, è Su Gorroppu, nel Supramonte tra Urzulei e Orgosolo. Lì il fiume ha scavato un percorso tra pareti anche di cinquecento metri con un sentiero che a volte si restringe fino a sembrare interrotto  per poi allargarsi anche di dieci metri. È considerato il canyon più profondo d’Italia e forse anche d’Europa. Non c’è bisogno di molta fortuna per imbattersi durante il percorso in un tipico abitante della zona, il muflone. Un incontro molto veloce perché lui è molto diffidente: se vi vede si arrampica sulla montagna e in pochi secondi sparisce.

A proposito di incontri speciali che si possono fare solo nell’isola una meta obbligatoria è la Giara di Gesturi, un altopiano a una cinquantina di chilometri da Cagliari. Lì è facile imbattersi nei superprotetti cavallini della Giara, forse gli unici senza padroni in tutta Europa. Niente selle, niente giretti turistici in groppa all’animale: guardare, ma non toccare. Sardegna verde e azzurro mare. Ma anche Sardegna di ombre e di buio.

Attenzione al record di Urzulei. La grotta più lunga d’Italia è lì: pochi anno fa, grazie alla scoperta dell’ultimo passaggio subacque, si è scoperto che anche la celeberrima grotta del Bue Marino fa parte insieme a Su Molente, su Palu, Monte Logos di un unico sistema carsico. Insomma, per farla breve: è una grotta estesa settanta chilometri.

Curiosa invece la storia della grotta di San Giovanni nell’Iglesiente: quando forse la sensibilità ambientale era ancora da tutta da costruire si poteva attraversare in auto grazie alla strada realizzata tra stalattiti e stalagmiti. La striscia d’asfalto è rimasta, le auto però ora stanno lontane. E la grotta si può tranquillamente attraversare a piedi senza puzza di benzina o senza il rischio di essere investiti. Grotta bella anche da scalare: è una delle mete preferite dei climber sardi. Parchi la Sardegna ne ha tanti, sopratutto all’interno, molti in collina e in montagna. Ma la strada per il parco non è per forza  in salita.

Al livello del mare- e attaccato al mare- in Sardegna c’è il parco del Molentargius, aria umida che- caso forse unico al mondo- è sistemata tra due città, Cagliari e Quartu. È la casa del fenicottero rosa, un altro simbolo dell’isola. Con un fenomeno che si ripete ogni stagione: la schiusa delle uova e la nascita dei pulli. Il fenicottero è un po’ come il turista: ogni anno sceglie la rotta per la Sardegna. E non se ne pente mai.

 

 

 

 

 

Contenuto realizzato in collaborazione con la Regione Autonoma della

Sardegna , Assessorato del Turismo , Artigianato e Commercio.

Ripartiamo dalla Sardegna.

Sardegna: capace di abbracciare il mondo





Source link

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *