di Daniele Bovi

Quasi tre al giorno. Nel primo semestre del 2020 all’Ufficio informazioni finanziarie della Banca d’Italia sono arrivate dall’Umbria 476 segnalazioni di operazioni sospette (355 in provincia di Perugia e 121 in quella di Terni), in leggera crescita rispetto alle 460 dello stesso periodo di un anno fa; a finire nel mirino sono tutte quelle operazioni dietro le quali si potrebbe nascondere il riciclaggio di denaro, da destinare verso molteplici attività criminali. Il dato lo si ricava dall’ultimo rapporto semestrale redatto dall’Uif, ovvero l’organo della Banca d’Italia (istituito nel 2007) che si occupa del contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo per Palazzo Koch. Il compito dell’Ufficio è quello di ricevere e acquisire le informazioni riguardanti ipotesi di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo principalmente attraverso segnalazioni di operazioni sospette trasmesse da intermediari finanziari, professionisti e altri operatori.

I dati A quel punto parte l’analisi finanziaria sui singoli casi, al temine della quale ne viene valutata la rilevanza e, se necessario, l’invio a forze dell’ordine e magistratura, che a quel punto faranno scattare le loro indagini; insomma, guardia alta ma non necessariamente dietro ogni segnalazione si nasconde un’operazione di riciclaggio. Tornando ai numeri del primo semestre, un aumento delle segnalazioni c’è stato anche a livello nazionale con oltre 53 mila casi, (+3,6% per un totale di 49 miliari di euro), che nella quasi totalità riguarda sospetti di riciclaggio. Rispetto al primo semestre 2019 le segnalazioni su questo versante sono aumentate (52.558 unità, +4,7%) e hanno più che compensato le minori segnalazioni relative al finanziamento del terrorismo (da 395 unità a 250) e l’ulteriore riduzione di quelle relative alla voluntary disclosure (da 516 a 210), strumento volto al rientro dei capitali custoditi all’estero. Le segnalazioni in particolare sono arrivate da banche e Poste, seguite da money transfer, professionisti, assicurazioni e altri intermediari e operatori finanziari.

Medium – Satiri Auto – 21 agosto 2020 Medium – Satiri Auto – 21 agosto 2020

Contante Numeri sicuramente da valutare con attenzione in un semestre segnato dalla pandemia di nuovo coronavirus che, come sottolineato in molte occasioni da più parti, date le conseguenze per il mondo economico può rappresentare un favorevole terreno di coltura per il riciclaggio. Tornando all’Umbria, nel primo semestre la provincia di Perugia è tra quelle in cui è medio-alto il il livello di importi segnalati per quanto riguarda i money transfer. In tutto il 2019 invece le segnalazioni di operazioni sospette sono state 973, in leggero calo rispetto alle 1.006 dell’anno precedente. Dal rapporto annuale si ricavano informazioni anche sull’utilizzo del contante, con un valore complessivo delle operazioni – tra versamenti e prelievi – che colloca l’Umbria insieme a Sardegna, Abruzzo, Molise e Basilicata, ossia subito dietro alle regioni dove il valore, in rapporto al Pil nominale, è più elevato (Veneto, Puglia, Campania, Calabria e Sicilia).

I rischi Il grado di utilizzo di contante è molto diversificato tra le varie aree del paese, un divario che può essere imputato a diversi fattori come la capacità reddituale, le abitudini di spesa e anche una distribuzione non omogenea dei servizi finanziari sul territorio. Sulla base del modello elaborato dall’Uif, che mira a quantificare la quota di impieghi di contante potenzialmente anomala, si nota che il ricorso al cash va gradualmente crescendo da Nord verso Sud, mentre le anomalie «risultano più concentrate nelle regioni centro-settentrionali, dove l’economia più dinamica – è detto nel rapporto – attrae investimenti illeciti al pari di quelli leciti». Sulla base di questo schema, le due province umbre vengono classificate tra quelle a rischio medio-alto. Spostando invece l’attenzione sull’utilizzo di un altro strumento di pagamento come il bonifico da e verso l’estero, la regione è tra quelle a rischio medio-basso.

Twitter @DanieleBovi



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