Nei giorni scorsi è stato diffuso dall’agenzia Mediacom043 un rapporto sull’ammontare medio di liquidità presente sui conti correnti dei diversi comuni dell’Umbria. Dal rapporto emerge che l’Umbria ha una media di depositi pari a 14.285 euro e che il comune con più liquidità della provincia è il Comune d’Orvieto con depositi medi pari a 26.273. La notizia è stata interpretata come una buona notizia per quei comuni i cui depositi liquidi sono superiori alla media mentre sono stati considerati in modo negativo quei comuni nei quali i conti correnti sono un po’ meno liquidi.
Occorre però porsi una domanda. Avere più depositi in banca è una buona notizia per l’economia? E’ un indicatore della ricchezza effettiva o è un dato dal quale si possono trarre altre conclusioni.

Dal mio punto di vista la risposta è semplice, il livello dei depositi sui conti correnti non sono sinonimo di ricchezza e sono una pessima notizia per l’economia; è vero cioè l’esatto contrario di quello che molti commentatori hanno cercato di far credere. Cerchiamo di capire le ragioni di quest’affermazione nel dettaglio.

La ricchezza di un individuo, come quella di un’azienda, è data da una pluralità di asset, immobili, azioni, obbligazioni e liquidità. Il ruolo della liquidità è generalmente marginale, si detiene per far fronte ad eventi incerti che possono presentarsi e di solito non garantisce alcun rendimento. Avere più liquidità sui conti vuol dire detenere più ricchezza? No, vuol dire avere più paura del futuro, avere paura di investire nel capitale di rischio delle grandi aziende acquistando azioni, nel capitale di credito sottoscrivendo obbligazioni o semplicemente in un bene rifugio come sono state le case per tanti anni.

Il livello di liquidità presente sui conti correnti è un indice di mancanza di fiducia ed è uno dei motivi che genera la stagnazione del sistema economico locale e nazionale. Va detto che Terni è perfettamente allineata con quanto accade in Italia, il paese ha un Pil pari a circa 1600 miliardi e liquidità ferma nei conti correnti pari a 1.700 miliardi. Pensiamo che “mettere i soldi” nel materasso aiuti a vivere meglio e non ci accorgiamo che invece è l’esatto contrario, se i soldi non si investono non si crea lavoro e se non si ha lavoro i soldi nel materasso dopo un po’ finiscono.

Cosa fare? Serve uno scatto d’orgoglio, è necessario ricominciare a pensare che il domani possa essere migliore dell’oggi, studiare i tanti benefici fiscali che lo Stato riconosce a chi investe e dare fiducia ad imprese e ad imprenditori. Fino alla fine del 2020, ad esempio investendo in start up innovative si otteneva un beneficio fiscale pari al 50% dell’investimento, quest’anno è pari al 30% ma è pur sempre un grande incentivo. Cercate un indice chebspieghi quanto è ricco un territorio? E’ la capacità di investire in innovazione ed in futuro non quella di disinvestire per tenere mettere “fieno in cascina” temendo il domani.

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