Il suicidio del detenuto avvenuto nel carcere di Terni “è diverso” da quelli che finora “hanno caratterizzato questo anno maledetto per l’Umbria perché almeno dalle prime valutazioni, si è di fronte ad un vero e proprio dramma familiare”. A sostenerlo è il garante umbro Giuseppe Caforio. Che con l’ANSA sottolinea come la comunità carceraria sia “fortemente scossa” dalla morte di un giovane “padre di famiglia ben inserito nella comunità ternana dove aveva un proprio lavoro, una moglie e dei figli”.
    Caforio parla poi di “una serie di circostanze specifiche che hanno visto il detenuto raggiunto da una revoca di un provvedimento di misure alternative e quindi con il ritorno in carcere”. “Insomma – aggiunge – siamo di fronte ad un dramma che ha sconvolto sia i compagni di cella che deliberatamente aveva fatto allontanare al fine di potersi impiccare ma anche i poliziotti penitenziari che quotidianamente hanno un rapporto anche umano con gli stessi detenuti e che certamente vivono tutta la complessità del carcere anche sulla propria pelle.
    Siamo tutti rimasti impressionati dalla vicenda Salis in Ungheria ma questo ci deve spingere ad elevare l’attenzione intorno al mondo carcerario. Facendo sì che chi vi opera possa avere quegli strumenti idonei per far sì che all’interno, sotto ogni profilo, sanitario, delle condizioni igieniche, dell’affollamento e anche del corretto rapporto nel numero fra detenuti e poliziotti sia tale da poter assicurare il rispetto della dignità umana”.
    “Il suicidio odierno – afferma ancora Caforio – è imputabile a un dramma personale ma certamente una struttura carceraria dotata di psicologi in numero adeguato avrebbe potuto in qualche modo prevenire il disagio di quest’uomo come di tanti altri che in questi giorni un po’ in tutti Italia stanno facendo la medesima scelta. Siamo infatti di fronte ad una impennata di suicidi che proprio in questa settimana a raggiunto numeri mai visti prima e con amarezza occorre ricordare che a quelli dei detenuti spesso si aggiungono anche i suicidi di poliziotti della penitenziaria, come purtroppo è avvenuto recentemente anche nel nostro Paese”. Per il garante “il mondo carcerario dopo avere lanciato allarmi reiterati, oggi è testimone di drammi umani che non possono più aspettare”. “L’auspicio è che anche nella nostra Regione – prosegue – si possa presto dare attuazione alla realizzazione del Dipartimento che veda proprio Perugia come capofila, al fine di poter meglio cogliere le esigenze organizzative e strutturali delle quattro carceri regionali e dare risposte immediate volte sempre ad assicurare la certezza della pena con funzione riabilitativa nel rispetto però delle persone e dei loro diritti sia dei detenuti che dei poliziotti penitenziari”.

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Ansa Umbria

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