di Erika Pontini Non è passata la linea di un ospedale unico Covid in cui far confluire i malati dell’Umbria ma c’è un piano, condiviso dalla Regione Umbria con i commissari straordinari delle quattro Aziende, per evitare di saturare gli ospedali principali di Perugia e Terni e coinvolgere, via via che aumentano i ricoveri, anche gli altri presidi, a cominciare da Città di Castello, Foligno e Pantalla. Il documento, in fase di ultimazione da parte del direttore Claudio Dario e del commissario per l’emergenza Antonio Onnis, che sarà ufficializzato nei prossimi giorni, prevede 4-5 livelli di criticità, a seconda dei numeri e della gravità dei…

di Erika Pontini

Non è passata la linea di un ospedale unico Covid in cui far confluire i malati dell’Umbria ma c’è un piano, condiviso dalla Regione Umbria con i commissari straordinari delle quattro Aziende, per evitare di saturare gli ospedali principali di Perugia e Terni e coinvolgere, via via che aumentano i ricoveri, anche gli altri presidi, a cominciare da Città di Castello, Foligno e Pantalla. Il documento, in fase di ultimazione da parte del direttore Claudio Dario e del commissario per l’emergenza Antonio Onnis, che sarà ufficializzato nei prossimi giorni, prevede 4-5 livelli di criticità, a seconda dei numeri e della gravità dei malati. Il tentativo è quello di non stravolgere i Reparti per consentire gli interventi, soprattutto quelli ad alta complessità ma anche le cure di routine visto che ci sono ancora da recuperare una parte di prestazioni bloccate dal lockdown.

Il virus infatti sta avanzando con 72 positivi registrati domenica a fronte di oltre 2mila tamponi e 19 ieri con poco più di 400 test, senza impattare violentemente – come avvenne invece durante la prima ondata di marzo-aprile –, sul sistema sanitario. I ricoverati infatti sono 47 (uno in più) e solo 5 nelle terapie intensive, la prima linea della Pandemia.

“Stavolta la sfida degli ospedali è sui posti letto dell’area medica, più che sulle Rianimazioni”, spiega il commissario straordinario di Perugia, Marcello Giannico.

Anche perché “la popolazione iper-reattiva cioè quella che più facilmente poteva risentire in modo grave e serio dell’infezione, in larga misura è già stata esposta. I più deboli sono stati contagiati durante la prima ondata – dice il professor Paolo Puccetti, farmacologo e immunologo, membro del Comitato tecnico-scientifico della Regione – e adesso il virus si sta diffondendo in una fascia di popolazione più resistente”. Una fetta dei ’debolissimi’ sono stati esposti. Alcuni si sono arresi al virus (l’Umbria ha contato 86 vittime), altri contagiati sono al momento immunizzati.

Ma tornando agli ospedali. Attualmente il Santa Maria della Misericordia ha impegnati 12 posti in Malattie infettive, altri 3 in Pneumologia e 3 nella Terapia intensiva. L’open space da 19 posti totali è stato suddiviso tra Covid (6 attualmente i posti dedicati) e pazienti ordinari. Il tentativo sarà mantenere inizialmente solo i due Reparti impegnati e, eventualmente, aprire una terza area medica dedicata con una ventina di posti, se i numeri dovessero crescere e, in caso di criticità, ripensare alla seconda Rianimazione (con 13 posti) della prima era-Covid che comunque non era mai andata in sofferenza di posti.

Ma prima i pazienti saranno ’spalmati’ anche su altre realtà del territorio (A Castello hanno già aperto i primi 6 posti) per evitare di far ’scoppiare’ i grandi ospedali. Perugia, ad esempio, ha ancora da smaltire circa 9mila prestazioni arretrate (delle 50mila sospese a causa del lockdown) e le attuali norme di distanziamento, nonostante le aperture domenicali, non consentono al presidio di lavorare a pieno ritmo con il rischio di accumulare altre prestazioni.

Giannico comunque esprime “cauto ottimismo” rispetto all’attuale situazione anche perché “la grande collaborazione delle Asl per la sorveglianza sanitaria ci sta aiutando a contenere i numeri di ingresso”.



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