Il dato che colpisce di più è quello delle vittime: 206 . Fa ancora più impressione se lo si mette a confronto con quello di un mese fa. Una progressione che fa paura e che ieri è stata parzialmente attenuata dal tasso di positività ( rapporto tra positivi e tamponi) che si è arrestato al 9,24 %. Quasi un terzo rispetto a quello di lunedì , quando è arrivato addirittura al 30, 19%. Il problema è che in Umbria è alto il numero dei nuovi casi , siamo arrivati a 10.140 attuali positivi , e cresce verso le soglie critiche l’occupazione dei posti letto negli ospedali dove attualmente vengono curati 429 pazienti Covid, di cui 66 nelle terapie intensive. Salgono anche i contagi tra gli over 70 e l ‘Rt  dell’Umbria resta troppo vicino all’ 1,5.  Il rischio è alto perché l’epidemia è difficile da controllare e gestire sul territorio dove ormai è saltato il tracciamento .  Certo questi numeri costringono il governo e la regione ad interrogarsi: come impedire gli assembramenti che consentono al virus di continuare a correre.  C’è una data che rappresenta uno spartiacque.  Ed è quella del 15 novembre. Da quel momento in avanti si potrà iniziare a capire se sarà possibile un allentamento del blocco, oppure si dovrà procedere verso un lockdown più generalizzato. Il governo vuole comunque aspettare di vedere gli effetti del Dpcm del 3 novembre sulla curva dei contagi e solo allora si deciderà.  Qualche segnale di speranza sta arrivando come una tiepida ” decelerazione” della curva, forse frutto delle misure già poste in essere, tanto che Brusaferro parla di ” segnali incoraggianti”.  L’Umbria deve fare attenzione soprattutto ad alcuni dei 21 parametri che definiscono un coefficiente di rischio: indice Rt , il numero dei casi, dei nuovi focolai e dei ricoveri , l’accesso al Pronto soccorso, l’occupazione di posti letto negli ospedali e nelle terapie intensive, il monitoraggio nelle Rsa, la percentuale di tamponi positivi. Ma ci sono due parametri che dipendono molto dalla efficienza organizzativa del sistema sanitario regionale, soprattutto per la parte che riguarda la medicina del territorio. Il tempo medio tra sintomi e diagnosi e il tracciamento dei contatti. Due elementi decisivi che sembrano mostrare forti profili di criticità  e che impediscono una diagnosi rapida. Resta poi il problema dei controlli, soprattutto sulle città più grandi dove si registrano numeri elevati. Perugia, Terni , Assisi, Spoleto e Foligno sono le città con il numero più alto di casi attualmente positivi. Tutte quante insieme fanno oltre la metà degli attuali pazienti Covid della nostra regione ( 10.145).  In parte è dovuto sicuramente alla dimensione dei centri urbani ma probabilmente si sono anche allentati i controlli. Per questo il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha scritto ai Prefetti, compresi quelli di Perugia e Terni , invitandoli a coordinare controlli più severi nei fine settimana. Per il Ministro Lamorgese troppa gente va in giro senza rispettare l’obbligo di utilizzare la mascherina con capannelli nelle piazze e nelle vie principali delle città senza che nessuno interviene a sciogliere questi tipi di assembramenti. Anche i Sindaci hanno il dovere di prendere decisioni in un momento come questo per evitare – cose che abbiamo già visto –  quello che viene chiamato “effetto imbuto”, con tante persone riversate nella stessa strada o piazza.



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