Imbersato2A Bevagna domenica 18 settembre alle 21 la musica celebrerà la restituzione del sito alla comunità dopo la riqualificazione del Comune mettendo insieme due generazioni


(UNWEB) A Bevagna un concerto per inaugurare il parco dell’Imbersato, per decenni abbandonato e mai riqualificato. È così che l’amministrazione comunale ha pensato di festeggiare, domenica 18 settembre alle 21, la restituzione alla comunità bevanate di un luogo dal fascino particolare. “Un luogo che abbiamo sistemato – racconta il sindaco – per ridare vita, oltre al parco, ad uno spazio nato come anfiteatro nella Mevania romana e quindi usato per il divertimento e la socialità, attraverso giochi, musica e spettacoli”. E non a caso, proprio per restituirlo all’antica destinazione, verrà inaugurato, come detto, con un concerto, quello di Blind e Francesco Baccini. Un evento eccezionale che vede la partecipazione dei giovani, estimatori del primo, e dei meno giovani, che apprezzano invece la musica del secondo. Insomma, due generazioni a confronto. Il sito è stato per secoli abbandonato, con la vegetazione che si è nel tempo impossessata di ogni angolo. Da qui l’intervento del governo cittadino che, partecipando al bando del Psr Misura 7.6.2 Parco archeologico fluviale, ha appunto riqualificato tutta la zona, ridando vita ad uno spazio che potrà essere usato dall’intera comunità per concerti, spettacoli teatrali, di danza, di musica, matrimoni e tanti altri eventi. Per chi non sapesse dove si trovi l’Imbersato ma vuole comunque assistere al concerto incontro di domenica con la presentazione di Nando Tucci (ingresso libero su prenotazione al 351 9344354), basta costeggiare il distretto sanitario e subito si vede con la sua straordinaria bellezza.

CENNI STORICI – Una bellezza che, come detto, affonda le radici nella storia. E in molti hanno via via cercato di far luce su quale fosse stata la funzione del parco dell’Imbersato: Imber sacer, grande vasca ellittica, antico bagno romano o anfiteatro? Nel 1500 con il Beci e poi nei secoli successivi, da Fabio Alberti a Giulio Urbini, da Francesco Torti a Epaminonda Mattoli, fu definito “bagno sacro”, forse per le virtù delle sue acque o perché sacro a Igea, la dea della salute, di cui si conserva una lapide nel museo civico. Magari era dunque un luogo ricco di acque con virtù terapeutiche e, una volta disseccata la sorgente, è diventato un grande bacino di raccolta di acqua piovana. Ma anche bersare, cioè “cacciare” nel latino tardo, può aver dato il nome al luogo. Quindi poteva anche essere un anfiteatro dove si svolgevano spettacoli di caccia. Questa, in particolare, è l’ipotesi di Carlo Pietrangeli, per alcune ricerche che hanno portato alla luce un muro perimetrale di questa cavità ellittica di 80 per 53 metri.

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